20 giu 2016

CHIESA DI SAN DOMENICO - PALERMO


Il Pantheon dei Grandi di Palermo

Lungo la via Roma si apre, a un certo punto, Piazza San Domenico con l’omonima chiesa, conosciuta un tempo come Piano Imperiale e in seguito trasformata. Durante le grandi opere di rifacimento Barocche della piazza e della chiesa a cominciare dal 1640, l’impianto che noi oggi siamo abituati a vedere è frutto del grosso stravolgimento, che con il taglio di via Roma nell’ottocento, cambiò nella versione odierna la piazza che da spazio chiuso si trovo in piazza di passaggio, con conseguente e inevitabile aumento di traffico automobilistico pressi il monumento.
Focalizzandoci sulla chiesa edificata nel 1458 ed il 1480 in stile rinascimentale, ma dal 1640 fino al 1726, anno di compimento della facciata, la chiesa fu radicalmente modificata. Ampliata e impreziosita da forme che appartengono allo stile barocco, la facciata per l’appunto molto scenografica, il frontone è costellato da due alti campanili, presenti molte statue in stucco che raffigurano santi e papi, alcune di queste inserite in nicchie, queste statue sono opera del nipote di Giacomo Serpotta, Giovan Maria Serpotta. 

Non è per il Barocco anche se splendido, che molte volte si viene e si visita l’interno, ma per vedere le tombe. Si tombe avete ben capito, perché San Domenico è la Westminster Abbeydella capitale Siciliana.
Tutto cominciò nel 1848, quando nel tempio domenicano si riunì il Parlamento rivoluzionario. L’episodio consacrò il luogo alla gloria panormita. Della metà del 1800 era invalsa l’abitudine di seppellire in San Domenico i grandi siciliani; i medi, i piccoli, e i piccolissimi ansiosi di essere ingranditi da un epitaffio. In nessun luogo come San Domenico si può toccare con mano e con l’occhio (leggendo le lapidi) la sindrome panormita. Chi non è sepolto a San Domenico ha voluto esservi ricordato con un monumento funebre.

Troviamo dunque sepolti (o commemorati) il grande storico Emerico Amari, il patriota Ruggiero Settimo, i garibaldini Rosolino Pilo e Giacinto Carini, l’astronomo Giuseppe Piazzi scopritore di Cerere, luna di Giove e di altri asteroidi, il pittore Giuseppe Velasco che per fame di gloria si faceva chiamare Velasquez, il patriota ungherese Luigi Tukori, il poeta Giovanni Meli, il Marchese diVillabianca, inoltre il Generale Antonio Cascino, conquistatore di Gorizia, Francesco Crispi dispone di un monumento. Ma tanti tanti altri, a cui non voglio fare torto non menzionandoli, possiamo trovare all’interno della superba e a tratti austera chiesa. Da non dimenticare funerali che hanno fatto epoca celebrati in questo luogo; ultimi quelli per i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ancora degna di menzione la Colonna dell’Immacolata al centro della piazza, progettata da Tommaso Maria Napoli e nell’ex-convento dei dominicani al lato del tempio viene custodita una notevole biblioteca e un interessante raccolta di cimeli della spedizione dei Mille e di Francesco Crispi oltre che ivi ha sede la “Società Siciliana per la Storia-Patria“.

(da http://www.blogsicilia.eu)

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