5 nov 2016

U LUPUNARU - LICANTROPI E LUPI MANNARI IN SICILIA



Notte di luna piena. All’improvviso urla agghiaccianti squarciano il silenzio tutt’intorno… Sembrerebbe l’incipit di una storia dell’orrore eppure è così che iniziano molte testimonianze di persone che giurano di aver visto aggirarsi per le strade cittadine strani e inquietanti uomini, dall’andatura e dal manto simili a quelli di un lupo. Che si voglia credere o rimanere scettici, ciò che non si può negare è il potere attrattivo che figure come quelle dei licantropi, lupi mannari o – nel caso della Sicilia – lupunari esercitano nell’immaginario collettivo; conturbanti, ammalianti o semplicemente paurose, i lupunari sono da sempre tra le entità misteriche più temute, alle quali vengono attribuite malefatte di ogni genere e che, nel corso dei secoli, hanno dato vita ad una quantità infinita di storie, leggende e aneddoti sull’incredibile trasformazione in cui l’essere umano pare possa, suo malgrado, incappare.

Leggende, romanzi e film di ogni genere raccontano come ci si possa trasformare solo attraverso il morso di un lupo mannaro, ma tradizione siciliana vuole che la maledizione del lupunaro colpisca quasi indistintamente i maschi concepiti durante la luna nuova, o durante la notte di San Giovanni ma anche coloro che, accidentalmente, si addormentino con il viso rivolto verso la luna. Ecco perché le donne dei pescatori usavano donare ai mariti dei pezzi di stoffa nera, da appoggiare sul viso durante le brevi dormite notturne sulle barche.

Secondo quanto riferito a prelati e autorità cittadine, una volta al cospetto della luna pallida e maestosa, inizia la trasformazione del lupunaro: tremendi spasmi ne colpiscono il corpo facendogli emettere versi strazianti e animaleschi, simili all’ululato dei lupi. Dopo questa tremenda crisi, faccia e braccia si ricoprono di lunghi ed ispidi peli neri, l’iride degli occhi cambia il proprio colore in un rosso acceso, unghie e denti aumentano di volume fino ad assomigliare a quelli di un animale. Durante la notte, questi spaventosi “uomini lupo” vagano per le strade e i vicoli cittadini più bui e solitari alla ricerca di torrenti e fiumiciattoli, utili ad alleviare le sofferenze. E’ così che si hanno i primi avvistamenti in città. Le cronache cittadine riferiscono che «u lupunaru inseguiva dei malcapitati, salvatisi solo perché saliti di corsa sui gradini della Chiesa Madre e rifugiatisi all’interno del sagrato».

Di lupi mannari e lupunari, fatti e racconti sempre in bilico tra realtà e fantasia, si è occupato il padre dell’antropologia siciliana, Giuseppe Pitré che parla della licantropia come una malattia, una sorta di delirio che fa sì che la persona colpita si creda trasformata in lupo iniziando, così, ad ululare. In altri casi essa è ritenuta conseguenza diretta del “mal di luna“, che spinge chi ne è affetto a precipitarsi fuori di casa ululando.

Verità o leggenda che sia, la tradizione popolare consiglia diversi metodi per sfuggire all’attacco di un lupunaro. Il rimedio più efficace è quello di arrampicarsi sufficientemente in alto, in quanto gli uomini-lupo non possono rivolgere a lungo gli occhi al cielo per non ricadere in preda a nuovi, lancinanti, dolori. Inoltre, nel caso in cui ci si trovasse vicino ad una scala, è bene sapere che il mannaro non può appoggiare le sue zampe sul terzo gradino, senza ricadere immediatamente all’indietro. Il lupunaro può solo procedere in avanti, senza tornare sui suoi passi, mentre, dinnanzi ad un fuoco accesso si arresta immediatamente accucciandosi a terra come un normale lupo.

Sempre secondo la tradizione, due sono i rimedi per guarire dalla licantropia. La malattia scompare immediatamente se un ardimentoso riesce a toccare il lupo mannaro con una chiave metallica benedetta da un sacerdote, oppure se gli si pratica una puntura in fronte con un ago da sarta.

Di avvistamenti e attacchi da parte di lupunari si parla, a vario titolo, nelle cronache cittadine fino agli anni settanta del XX secolo. L’ultimo caso sarebbe stato segnalato a Catania nell’estate 1973. Secondo quanto riportato dal quotidiano “La Sicilia“, durante la notte si udirono urla strazianti di una persona che vagava senza meta nel quartiere della Consolazione. Un uomo robusto, dall’andatura barcollante, fece spalancare parecchie finestre del quartiere con le sue grida che “nulla avevano di umano e ricordavano, piuttosto, i versi del lupo”. Altro caso a Partinico, in quel di Palermo, dove nel novembre del 1968, persone ricoperte da un manto di pelo bruno, zanne e artigli furono viste aggirarsi per le strade. Di questi singolari avvistamenti si parla, ovviamente, a titolo di dicerie popolari registrate senza il supporto di prove concrete, riportate con il solo scopo di animare la lettura di riviste e quotidiani locali.

Delle cronache dei lupi mannari, nel corso degli anni, si sono perse le tracce ma scartati tutti i casi spiegabili ne rimangano tanti che restano assolutamente misteriosi e per i quali bisogna contemplare l’esistenza di queste strane creature oscure e affascinanti.

(da www.tacus.it)

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