22 nov 2016

LE EGADI: DALLA TARDA ANTICHITÀ' AGLI INIZI DELL'ETA' MODERNA


Piccole, relativamente povere di risorse, esposte a tutti i pericoli provenienti dal mare, le Egadi resteranno nel medioevo quasi deserte e prive di stabile popolamento se si esclude qualche presenza eremitica, il castrum e la tonnara di Favignana, attestata in età angioina e poi nel XV secolo. Le isole però, ed in primo luogo la più grande del gruppo, sono troppo vicine alla costa e a due città importanti come Trapani e Marsala, oltre che ubicate lungo rotte importanti, per venire abbandonate al loro destino. Le isole possono occultare navi pirate ma anche un’intera flotta nemica che a Favignana -“pericolosissima et molto favorevole al nemico”- può inoltre ricostituire le scorte d’acqua. 

Controllare -o tentare di controllare militarmente- le Egadi è quindi un imperativo per chi detiene il potere sulla costa: una costante della storia dell’arcipelago -e di Favignana in primo luogo- è conseguentemente la presenza di un insediamento militare e l’opportunità di erigere e tenere fortificazioni. Senza il controllo di Favignana, Trapani e tutta la costa sono in pericolo. La storia delle Egadi è quindi strettamente collegata a quella di Trapani di cui rappresenta una vera e propria appendice. 

Da Trapani si prenderanno anche tutte le iniziative volte allo sfruttamento delle risorse isolane che comprendono, oltre al tonno pescato a Favignana, la pietra da costruzione, il legname, le alghe coloranti (oricello), il corallo, la cacciaggione. Da Trapani si rifornirà il castello di Favignana e trapanesi saranno per decenni i padroni (di fatto e di diritto) delle Egadi. [....]

Fin da età angioina la castellania di Favignana è appannaggio probabilmente ereditario della famiglia più ricca ed importante di Trapani, gli Abbate. Il personaggio più noto del lignaggio, Palmeri, in età angioina è anche capitano dell’isola di Pantelleria: il suo potere, quindi, da Trapani segue la rotta delle isole verso la Tunisia. Favignana, con il suo castello, rimane per quasi tutto il XIV secolo sotto il controllo della famiglia Abbate all’interno della quale, come già visto, si trasmette ereditariamente la castellania: a Palmeri succede probabilmente il fratello Riccardo e quindi il figlio primogenito di questi, Nicolò. Il figlio di quest’ultimo, Riccardo, è castellano di Favignana e dei castelli trapanesi. Nel 1355 Riccardo Abbate cadde prigioniero di Federico Chiaromonte e le sue cariche, comprese le castellanie, passarono al figlio Nicola fino alla liberazione dietro cospicuo riscatto nel 1358.

All’arrivo dei Martini la castellania dell’isola passerà ad Antonio del Bosco, mentre la demanialità dell’isola e del castello erano confermate nel parlamento di Siracusa del 1398. In realtà lo stesso Martino I concesse poi in feudo tutto l’arcipelago delle Egadi (omnes insulas Favignane) ad Aloisio de Carissima, mentre il castello sembra rimanere al demanio e come castello regio lo ricorda infatti nel 1420 Nompar de Caumont. Nel 1405 era castellano un tale Antonio de Bandino con diritto a tutte le rendite fiscali di Favignana che però non bastavano a coprire le dodici onze annuali di mantenimento versate dalla secrezia di Trapani. Nel 1410 era castellano Pietro de Sadina con onze 6 annuali di salario; ai suoi ordini militavano sei serventi con onze 4 annuali ciascuno. L’ammontare complessivo dei salari era pagato per onze 12 annue dalla secrezia di Trapani e per le rimanenti onze 18 da quella di Marsala.

Il castello sembra a quella data quasi in stato di disarmo: l’arsenale comprendeva solo tre balestre, tre pavesi tristi e quattro elmetti di ferro93. Il castello medievale di Favignana, d’altra parte, si trovava sulla cima del monte dove più tardi fu eretto il forte di S. Caterina . La posizione difficilmente accessibile lo rendeva quindi quasi inattaccabile, mentre ne esaltava il suo effettivo ruolo: quello di posto di segnalazione e d’osservazione su un vastissimo tratto di mare e su tutto l’arcipelago. La vita della piccola guarnigione dipendeva interamente dai rifornimenti che giungevano in barca da Trapani.
Nel XV secolo il mare delle Egadi pullulava letteralmente di corsari e pirati d’ogni bandiera, tanto musulmani che cristiani e le isole erano divenute “sicuro ricetto” di scorridori. Al principio del secolo i più insidiosi erano i tunisini. [...]

Oltre ai saraceni, erano presenti almeno fin dal XIII secolo anche i corsari genovesi che intensificarono la loro attività negli anni di Alfonso V. Nelle acque delle Egadi sono segnalati perfino corsari biscaglini, che predarono nel 1445 una nave veneta presso Marettimo, e portoghesi: nel 1440 una nau capitanata dal servidor dell’infante Enrico Alvaro de Cayedo catturò una saetta che da Trapani andava a Tunisi. Più tardi, al principio del XVI secolo, saranno turchi e barbareschi a spadroneggiare sui mari trapanesi e fra le isole Egadi.

I barcaioli addetti al vettovagliamento del castello di Favignana rischiavano quindi continuamente la cattura. Il gravissimo pericolo di cadere fra gli artigli dei pirati non impedì comunque nel corso del XV secolo lo sfruttamento delle risorse di Favignana. Nella maggiore delle Egadi si andava in primo luogo per caricare pietra da costruzione cavata a cielo aperto. 

Nel 1437 tale Manfrè lu Miraldu vendette alla chiesa di S.Agostino di Trapani dodici balatas ... insule Fagugnane al prezzo di un fiorino. Nel 1498 tale Andrea de Napoli, trapanese, vendette al concittadino Giuliano la Ficarra ben cinquecento cantoni di Favignana al costo di 18 tarì al centinaio. I cavatori di pietra erano esplicitamente invitati, nei contratti di ingaggio, a rimanere nascosti in caso di arrivo di navi corsare. Oltre all’attività di cava, nel corso del XV secolo si assiste a Favignana al rilancio della pesca del tonno già attestata in età angioina. Nel 1442 tali Giovanni Lombardo, Antonio Cachaguerra e Roberto de Panormo si accordarono per ‘calare’ la tonnara lungo le coste dell’isola. Non sappiamo se effettivamente il rilancio della tonnara favignanese sia avvenuto verso il 1442.

Pochi anni dopo, però, nel 1451, Alfonso V concesse ufficialmente a Melchiorre de Carissima, vicesecreto di Trapani, la facoltà di realizzare la tonnara a Favignana dove già antiquo tempore ut accepimus fiebat tonnaria. Melchiorre de Carissima era succeduto ad Aloisio nel possesso delle Egadi: un altro Melchiorre, figlio del primo, donò l’arcipelago alla sorella Benedetta, andata in sposa a Issio Riccio (Richulo), uno dei maggiorenti trapanesi. La famiglia Riccio rimase in possesso delle isole fino alla cessione alla Regia Curia da parte di Giovanni Francesco Rizzo in cambio di una rendita di 120 onze annuali. Oltre al tufo ed al tonno di Favignana, altra risorsa delle Egadi continuava ad essere il legname; sulle coste delle isole si andava anche alla ricerca di oricello, un’alga che veniva ridotta in polvere ed utilizzata per colorare in rosso. [...]

Le Egadi, rimasero deserte ancora a lungo e per Marettimo, in particolare, l’abbandono pressocchè totale a partire dal XV secolo è attestato dagli scavi nel complesso “Case Romane”; nel 1420 il nobile guascone Nompar de Caumont dice espressamente deserte tanto Marettimo che Levanzo. Il saldarsi della tradizionale guerra da corsa barbaresca con il ben più temibile pericolo turco esaltò drammaticamente fin dai primi del XVI secolo il ruolo di vitale frontiera delle coste siciliane. La linea difensiva passerà per Malta, specialmente dopo l’insediamento dei Cavalieri, tralascerà sostanzialmente -con effetti disastrosi per gli abitanti- la poco strategica Pantelleria e quasi ignorerà, almeno per quasi tutto il ‘500, le Egadi, ripiegando sulle possenti fortificazioni di cui verrà dotata Trapani. Nel corso della prima metà del XVI secolo le isole sono praticamente lasciate al loro destino di nascondiglio e base per i turchi.

Barbarossa è a Favignana nel 1533, facendo temere un imminente attacco su Trapani.
Quando non erano i turchi, erano gli equipaggi affamati e disperati di navi spagnole provenienti dai presidi nordafricani a infestare le isole e distruggere la selvaggina di Favignana, suscitando nel 1513 le proteste risentite del barone Andra Riccio. Alla metà del secolo Fazello testimonia lo stato d’abbandono del vecchio castrum di Favignana, pur sottolineando la fertilità dell’isola, l’abbondanza d’acqua e dunque la sua abitabilità. Lo storico cinquecentesco di Trapani, Pugnatore, addebita dal canto suo alla presenza ostile di turchi e barbareschi la decadenza delle Egadi e l’abbandono del loro sfruttamento nel corso della prima metà del ‘500.

Qualcosa cominciò a cambiare nella seconda metà del secolo, ed in particolare dopo Lepanto. Il vicerè marchese di Pescara (1568-1571) si impegnò nella fortificazione di Trapani e delle isole, dopo averle comprate dal barone titolare. Pugnatore attribuisce al vicerè la costruzione dei forti di S.Leonardo, eretto a difesa della tonnara, di S.Caterina “su l’ più alto colle dell’isola, onde ogn’intorno il mare da lontano si scopre”, e del forte poi chiamato S.Jacopo. Altra fortezza venne eretta da Pescara a Marettimo, mentre a Levanzo fu disposta unicamente la presenza di guardie “ma senza ricetto murato”. Pugnatore magnifica i risultati dell’opera di Pescara, giungendo ad affermare “che ormai il passo che è fra le dette isole e Trapani, è tanto sicuro che non n’è forse alcun altro in Sicilia che sia oggi men sospetto di corsari di quello”.

In realtà l’operazione di limpiar las islas andò avanti con maggiore lentezza. Nel 1571 lo stesso marchese di Pescara sottolineava i “danni che riceve questo regno et tutta la navigatione dalla Isole della Favignana, Levanzo e Marettimo et della necessità che c’è di rimedio et di quanto frutto è quel poco ridotto che ho fatto nel Marettimo”. Pochi anni dopo era il duca di Terranova a sottolineare il grande pericolo che per Trapani rappresentava la vicinanza di Favignana e delle altre isole dell’arcipelago. Tanto Spannocchi che Camilliani davano per scontato che il passaggio di fronte Favignana comportava il rischio quasi certo di attacco da parte dei corsari. [....]

Perchè la situazione delle Egadi si evolva ulteriormente occorrerà attendere il XVII secolo e l’affievolirsi della minaccia turca. Con atti del 16 dicembre 1637 e del 23 febbraio 1640 il genovese Camillo Pallavicino acquistò dalla corte le isole di Favignana, Levanzo, Marettimo e Formica; poco dopo il suo procuratore Giacomo Brignone ottene la licentia populandi che darà vita al comune di Favignana. Il primo nucleo dell’abitato si impianterà nel fossato del forte S.Jacopo (oggi penitenziario), sotto la controscarpa. Levanzo resterà ancora disabitata, mentre a Marettimo il castello continuava ad ospitare verso il 1640 una piccola guarnigione di militari (alcuni con le famiglie) che viveva, come al tempo di Spannocchi, fra grandi stenti e disagi. Il resto dell’isola era però ancora “nido di corsali”. Fra la fine del ‘500 ed i primi del ‘600 dovette essere eretta anche la fortezza dell’isolotto di Formica, destinata a difendere la tonnara colà impiantata, oltre che a segnalare da lontano la presenza dell’isola stessa, piatta e quindi molto pericolosa per le navi.

Il futuro economico delle isole, come probabilmente era stato già nell’antichità, si legava quindi in primo luogo alla pescosità del mare ed all’attività delle tonnare di Favignana e Formica. Più tardi, venuta meno la necessità delle difesa, i vecchi castelli sarebbero stati trasformati in prigioni e anche le Egadi avrebbero scoperto la triste e durevole ‘vocazione’ di luogo di esilio e pena.

Tratto da: Le Egadi dalla tarda antichità agli inizi dell’età moderna: storia e archeologia di FERDINANDO MAURICI

Per saperne di più: 
http://www.trapaninostra.it/libri/Biblioteca_Fardelliana/La_Fardelliana_1999/La_Fardelliana_1999-04.pdf

Nessun commento:

Posta un commento